09/05/2008


Caro Peppino,

la mafia ti ha fatto saltare in aria 30 anni fa, sperando di cancellarti in quel modo con il tentativo di fare archiviare il tuo assassinio come non tale, bensì come suicidio. Ma tu amavi la vita, ne eri così attratto che non ci sei riuscito a farti gli affari tuoi, perché era forte in te la passione per il giusto e l’odio per l’ingiusto. Eri ostinato e folle, così come tutti gli uomini coraggiosi: avesti l’audacia, ad esempio, di scrivere un articolo nel giornale L’idea Socialista con il titolo “La mafia è una montagna di merda“. Eroismo allo stato puro, anche perché pensa che c’è gente che ancora oggi avrebbe il terrore di fare una cosa simile. Se tu avessi un’altra possibilità di vivere in questo mondo, sono certo che rifaresti tutto ciò che hai fatto, magari rischiando di nuovo di finire ridotto a pezzettini in quel maledetto binario ferroviario. La Sicilia, però, oggi è cambiata, grazie anche alla tua vita sacrificata ed a coloro che hanno deciso di combattere come te. Certo è che cosa nostra (utilizzo le minuscole perché non gli voglio dare importanza) cammina ancora in mezzo alla gente onesta, però lo fa in silenzio, perché non può più proporsi come faceva indisturbatamente prima. Se tu fossi ancora tra di noi, ti accorgeresti che in ogni balcone palermitano c’è vivo il ricordo delle lenzuola bianche, anche se sono sparite; in via Libertà si può persino ascoltare l’eco dei sorrisi dei bambini, che facevano le catene umane nel tempo successivo alle stragi che provocarono la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La Sicilia non è più quella di prima ma deve ancora migliorare: la lotta contro la mafia non è finita e non bisogna correre il rischio di credere che sia sconfitta solo perché è in silenzio, anzi sta così perché significa che tutto il potere è al posto giusto. Chissà, se tu fossi nato negli anni Ottanta, saresti un blogger e di certo saresti uno dei più letti; registreresti le tue celeberrime parodie con tanto di faccia grazie ad una modesta webcam e pubblicheresti il tutto su YouTube. Ti sarebbe piaciuto questo modo di comunicare con la gente, lo so, ed avresti fatto ancora più rumore. Ma tu dovevi nascere quando sei nato e lottare nel tuo tempo contro la peste mafiosa. Ti ringrazio vivamente, dunque e lo faccio in nome di tutti i palermitani, di tutti i siciliani, di tutti gli italiani, di tutti i cittadini del mondo che hanno l’assillo del bene.

Con affetto e stima,

Walter Giannò

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categoria:palermo ieri e oggi
09/05/2008


In Libia il Capo di Stato è Muammar Gheddaffi, quello che decise di lanciare due missili su Lampedusa, quello che rifiutò di consegnare due cittadini libici, coinvolti nell'attentato di Lockerbie, nel 1988, in cui persero la vita 270 persone, ecc. Nello Stato nordafricano, inoltre, non c'è il multipartitismo e vige il culto della personalità di Gheddaffi, che ha anche definito la democrazia come roba da asini. Eppure, il figlio del leader libico, Saif El Islam, una settimana fa si permise di minacciare il nostro Paese con "ripercussioni catastrofiche nelle relazioni", qualora Silvio Berlusconi avesse scelto come ministro Roberto Calderoli, resosi "colpevole" di avere mostrato in televisione la maglietta con le vignette anti-islamiche. In seguito a ciò ci furono 11 morti e 25 feriti a Bengasi nel febbraio 2006 durante la protesta davanti al nostro consolato e moltissimi ce la ebbero con l'esponente della Lega Nord, anziché esprimere lo sconcerto nei confronti di chi palesò gesti anti-democratici. Silvio Berlusconi, comunque, ha lo stesso scelto Calderoli come Ministro della Semplificazione ed il governo libico ha fatto sapere che non collaboreranno più sull'immigrazione, non proteggendo le nostre coste dall'arrivo degli immigrati. Così come la diplomazia richiede, il Presidente del Consiglio ha affermato che presto ci sarà un chiarimento con Gheddaffi e lo stesso Calderoli ha dichiarato di essersi pentito. Umberto Bossi, tuttavia, che non ha peli sulla lingua, ha rincarato la dose, dicendo ai quattro venti che è proprio il leader libico ha mandarci gli immigrati.

Dopo questa sintesi dei fatti, ecco il mio modestissimo pensiero a riguardo. Comprendo la diplomazia di Silvio Berlusconi e di Franco Frattini, in quanto non possono comportarsi altrimenti, però è chiaro che nessun esecutivo estero può imporci di scegliere un ministro, anziché un altro, giacché la sovranità dello Stato è inviolabile. Inoltre, senti da che pulpito proviene la predica! Ragioniamo in maniera spicciola, infatti. In Libia non c'è la democrazia, almeno come la intendiamo noi; lì si tratta Gheddaffi come se fosse una divinità in terra e non è garantita la presenza politica di schieramenti opposti a quello filogovernativo; ciò che fece lo Stato libico negli anni Ottanta, inoltre, è chiaro a tutti: basta sfogliare un libro di storia recente. Nella scorsa estate, ad esempio, quando lavorai per quattro mesi a Lampedusa, mi feci raccontare spesso lo stato d'animo terrorizzato del popolo dell'isola delle Pelagie nella notte del 15 aprile del 1986 in cui i vetri tremarono per i due missili Scud lanciati proprio per volontà di Gheddaffi, che impattarono a due chilometri di distanza dalla costa lampedusana. Quello fu un attacco ("provocatorio") alla base americana allora stanziata lì ma in territorio italiano. Senza alcuna diplomazia, dunque, da semplice cittadino siciliano, ecco come rispondo al governo libico:

Cu parrò, m'arricriò

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categoria:politica
09/05/2008

Sul sito di Repubblica  si legge la notizia che sono stati trovati gli autori dei murales con la faccia del boss Matteo Messina Denaro, di cui ho scritto abbondantemente, ad esempio qui. Si dovrebbero trattare di Filippo Bartoli ed Alessandro Giglio, entrambi studenti universitari di 22 anni. Hanno affermato di avere realizzato i murales di Giurisprudenza e della Cattedrale nella notte del 20 gennaio. Si legge nell’articolo, infatti, questo: “Siamo in zona, siamo proprio dove loro due - la notte del 20 gennaio - hanno disegnato su un muro vicino alla facoltà di Giurisprudenza e poi davanti al Duomo quattro volti del Padrino. Il segno del dollaro accanto, la “misteriosissima” sigla A. F e una scritta ancora più “inquietante”: L’Ultimo“.
 Uhm… su Flickr ho caricato il mural del boss il 19 gennaio, così come si evince dalla data di upload, ed era presente già da alcuni giorni. Mi sa che c’è qualcosa che non va.

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categoria:attualità
08/05/2008


Sono soddisfatto della squadra di Governo del Berlusconi IV. Da siciliano, ricordando che alla Presidenza del Senato della Repubblica c'è il palermitano Renato Schifani, non posso che compiacermi dei ministeri assegnati a Angelino Alfano (Giustizia), Ignazio La Russa (Difesa) e Stefania Prestigiacomo (Ambiente). Il primo, agrigentino, ha ottenuto quanto seminato negli ultimi anni, avendo lavorato benissimo come coordinatore regionale di Forza Italia: spesso e volentieri l'ho sentito parlare dal vivo e di lui sottolineo la forza prorompente con cui concretizza la propria passione politica. Il secondo, nato a Paternò nel 1947, raggiunge finalmente il meritato incarico ministeriale, dopo la sua lunga carriera partitica (MSI, AN e PDL). La terza,
siracusana, ha dalla sua, nonostante la giovane età, una lunga carriera di politica attiva ed è stata per 5 anni Ministro delle Pari Opportunità. La Sicilia, dunque, è ottimamente rappresentata, perché i quattro garantiranno ciò che l'opposizione sottolineerà a più riprese, cioé che la Lega Nord farà di tutto per avvantaggiare la "Padania", a discapito del Sud. Abbiamo, infatti, un Presidente del Senato, cioé la seconda carica istituzionale più importante dello Stato e tre ministri con portafoglio. Alle ore 17 è previsto il giuramento. Buon Lavoro.
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categoria:politica
08/05/2008


C'è chi ritiene che sia incompatibile il definirmi di destra ed al contempo lottare contro il precariato, come se la certezza del futuro giovanile sia una prerogativa solo di chi sta a sinistra. Questo pensiero dimostra come in Italia ci sia una concezione dualistica della politica, figlia del Novecento e soprattutto delle conseguenze della seconda guerra mondiale. Essere di destra, infatti, non significa disinteressarsi della difficoltà del giovane di potersi creare un futuro stabile, una volta incastrato nei meccanismi del lavoro precario. Ciò, comunque, non meraviglia più di tanto, se consideriamo anche il fatto che sono troppi quelli che ancora pensano che il ragazzo che sta a destra sia di conseguenza un ammiratore di Benito Mussolini e, dunque, fascista per natura. Questo è il limite del pensiero comune del sistema politico e sociale del nostro Paese. Si tende ad essere manichei in tutto: buoni e cattivi, belli e brutti, destroidi e sinistroidi, angeli e demoni, ecc. C'è l'esasperazione della divisione. Ed ecco, dunque, che un giovane che si definisce di destra ha senza dubbio un tornaconto nella sua lotta contro il precariato: non può essere così come sembra, ci sarà qualcosa sotto. Nulla di tutto questo, invece. Sono convinto, infatti, che il precariato sia un danno per il Paese, perché non solo conduce all'assenza di prospettive per il giovane, ma anche all'imposizione di uno stato d'animo rassegnato in maniera cronica. Se domani scoppiasse la terza guerra mondiale e l'esercito italiano avesse bisogno di più giovani possibili per le operazioni belliche, saremmo inefficienti, perché ci mancherebbe la motivazione fondamentale, cioé l'attaccamento alla Patria, perché nulla ci esorterebbe a sacrificare la nostra vita per uno Stato che non ha fatto niente per assicurarci la possibilità di guardare avanti. Ora, da giovane di destra, sono ovviamente propenso al liberismo economico, convinto che lo Stato debba intromettersi essenzialmente nella produzione dei sistemi necessari per favorire il commercio e trovare il modo a livello centrale per abbassare i livelli del precariato sarebbe uno dei mezzi per incrementare la produttività. Un giovane del nostro tempo, infatti, così desideroso di sentirsi parte di qualcosa, che non sia necessariamente un tutto, sarebbe più motivato ad offrire le proprie risorse per un'azienda che dimostra di averne bisogno attraverso il contratto a tempo indeterminato. Ci si impiega meglio per un'impresa entro la quale ci sente indispensabili che per un'altra in cui si sa di essere di passaggio. A che serve, infatti, dare il meglio di sé, non servendo a nulla? Il precariato, perciò, disturba la volontà individuale, non dandole il senso che necessita per raggiungere i migliori obiettivi possibili. Alla luce di questo discorso, lo Stato e più precisamente il potere esecutivo, sostenuto da quello legislativo, dovrebbe affrettarsi a porre in essere un sistema attraverso il quale incentivare l'azienda alla progressiva cessazione dell'abuso dei contratti precari, magari abbassando la pressione fiscale su di loro a patto che favoriscano la stabilizzazione. Oppure si potrebbe proporre l'uso di un solo contratto per regolare i rapporti di lavoro; o proporre contratti a tempo indeterminato con le agenzie di lavoro, incentivando gli staff-leasing, ecc. I modi non mancano per risolvere il problema del precariato, che è diventato di moda, giacché ad esempio Paolo Virzì ci ha fatto un film e Giorgio Panariello una canzone. Forse quello che manca non è tanto la volontà di superarlo ma il rumore, quello vero, non strumentalizzato dai partiti e dai sindacati ed organizzato con lo sventolio delle bandiere. Fino a quando, infatti, non si supera la visione dualistica della politica e fino a quando non si smette di pensare che la tutela del lavoro sia essenzialmente una questione di sinistra, allora non c'è alcuna fonte realistica di ottimismo. Il potere, in effetti, sta nelle aziende, essendo quest'ultime ad essere libere di scegliere se assumere e come, chi e per quanto tempo, perché sono esse che pagano gli stipendi ed i salari. Finché potranno ridurre i costi, lo faranno. Ed è qui che lo Stato deve intervenire, cioé diminuendo il prezzo del lavoro subordinato a tempo indeterminato, perché l'impresa sa benissimo che la produttività si basa sull'energia motivazionale prodotta da un lavoratore: più soddisfatto è, più produce, aumentando il profitto dell'azienda, in termini quantitativi e qualitativi.
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categoria:politica
07/05/2008


La squadra è fatta, eccola:

  1. Presidente del Consiglio dei Ministri: Silvio Berlusconi
  2. Sottosegretario alla Presidenza: Gianni Letta
  3. Affari Esteri: Franco Frattini
  4. Interno: Roberto Maroni
  5. Giustizia: Angelino Alfano
  6. Difesa: Ignazio La Russa
  7. Economia e Finanze: Giulio Tremonti
  8. Sviluppo Economico: Claudio Scajola
  9. Politiche Agricole: Lucio Zaia
  10. Ambiente: Stefania Prestigiacomo
  11. Infrastrutture e Trasporti: Altero Matteoli
  12. Lavoro: Maurizio Sacconi
  13. Beni Culturali: Sandro Bondi
  14. Istruzione: Maria Stella Gelmini
  15. Riforme: Umberto Bossi
  16. Semplificazione: Roberto Calderoli
  17. Attuazione del Programma: Gianfranco Rotondi
  18. Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi
  19. Pari Opportunità: Mara Carfagna
  20. Affari Regionali: Raffaele Fitto
  21. Politiche Giovanili: Giorgia Meloni
  22. Rapporti con Parlamento: Elio Vito
  23. Innovazione: Renato Brunetta
Da segnalare 2 record del 4° Governo di Silvio Berlusconi: il primo riguarda il numero dei ministri con portafoglio, 12 (in ottemperanza alle nuove norme di legge); il secondo, per la prima volta nella storia della Repubblica, la lista dei ministri è stata resa nota subito dopo il conferimento dell'incarico da parte di Giorgio Napolitano.
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categoria:politica
06/05/2008
A Gavinana, in Toscana, il Parroco di San Pietro in Palco, don Vittorio Menestrina, ha denunciato alcuni atti compiuti dai giovani del posto, che segnalano sempre di più la crisi morale degli adolescenti italiani. Al quotidiano Il Firenze, il sacerdote ha raccontato di avere persino beccato "un ragazzo e una ragazza seminudi a fare l'amore su una panca della chiesa. Un'altra volta alcuni di loro sono entrati correndo e urlando durante la Messa, facevano gestaggi al crocifisso sotto gli occhi dei fedeli. Per non parlare di quando hanno tirato le uova sulla facciata e sulla statua di San Pietro". Ed ha aggiunto: "I fedeli hanno paura a entrare in chiesa, si aggrappano alle ringhiere perché questi ragazzi cercano di farli cadere. Alcuni sono di Gavinana, altri arrivano in motorino da Ponte a Ema, ma tanti vivono in zone bene, come Santa Margherita a Montici e via Benedetto Fortini. Sono figli di famiglie facoltose. Arrivano alle due del pomeriggio e restano fino alle otto". I responsabili sarebbero una trentina di bulli, di un'eta compresa fra i 14 ed i 16 anni.

Quand'ero bambino e commettevo qualche monelleria, mia madre mi minacciava con la scusa del collegio: "fallo ancora, e ti ci vado a chiudere subito". Ed io ci credevo e cercavo di comportarmi bene proprio per evitare quel terribile castigo, soprattutto davanti ai suoi occhi. In strada, comunque, ero libero di fare ciò che volevo e mi piaceva talvolta, come agli altri miei amici, emulare il comportamento dei grandi. Ma pur essendo cresciuto nel quartiere popolare della Zisa, non ho mai partecipato a nessun'azione di bullismo. Con i miei compagni di gioco preferivo calciare il pallone in ogni dove: box sotterranei, parchi, in mezzo alle strade quasi deserte di domenica. Ci divertivamo a fare i cattivi solo se decidevamo di essere guardie o ladri, che diventavano sbirri e mafiosi. E guai se un adulto ci scopriva, soprattutto se era una mamma... questa chiamava subito l'altra, che contattava l'altra ancora e da ciò ne conseguiva il ritorno a casa immediato, una sorta di arresto domiciliare, che in alcuni casi poteva durare pure una settimana! Ci insegnavano che non si deve scherzare con il male, perché si può correre il rischio di credere che il male non sia davvero tale.

Però mai avremmo potuto neanche pensare di compiere le azioni che hanno posto in essere quel gruppo di toscani in una Chiesa. Un fatto del genere, trasportato negli anni in cui sono stato adolescente, ed in Sicilia, non sarebbe nemmeno apparso sui giornali, ma si sarebbe regolato tra le mure domestiche dei responsabili. Poniamo il caso se ciò fosse avvenuto una ventina di anni fa in una Chiesa del centro di Palermo. Se il sacerdote avesse trovato due ragazzi che facevano sesso su una panca, li avrebbe presi e gettati fuori a calci nel sedere, completamente nudi in piazza, con l'aiuto degli altri fedeli. E poi ci sarebbero state le legnate dei rispettivi genitori e la macchia della vergogna. Oggi, invece, a Gavignana, i responsabili hanno persino picchiato i vecchietti che stavano nei pressi di San Pietro in Palco, perché li hanno richiamati per il loro comportamento osceno. Non solo hanno fatto un sacrilegio in un luogo di culto ma anche si sono permessi di utilizzare la violenza a causa dell'ammonimento degli anziani.

Ritengo che la differenza tra ieri ed oggi stia nel fatto che è cambiata la modalità di formazione ed educazione degli adolescenti, giacché ad alcuni di loro è concessa troppa libertà, concepita erroneamente come licenza. Non bisogna fare ovviamente di tutta l'erba un fascio, però ogni giorno accade sempre un fatto di cronaca, anche nera, che ci sbatte in faccia la crisi morale della gioventù italiana. Le colpe sono da ripartire non solo tra gli ambienti in cui gli adolescenti crescono, cioé la famiglia e la scuola, ma anche tra ciò che propina la televisione, piena zeppa di palesazioni di falsi valori. Ci sono, ad esempio riferimenti al sesso dalla mattina alla sera, considerato esclusivamente nella sua connotazione materialista. Poi, tuttavia, si producono una marea di talk-show su fatti di cronaca come questi o più gravi, perché qualche volta succede che un ragazzo ci perde pure la vita, in cui ci si chiede ipocritamente il motivo di questo degrado. Parole, parole, soltanto parole, che sono vuote, prive della forza di essere fomentatrici delle azioni sociali necessarie per limitare il fenomeno del bullismo, caratterizzato dall'assenza del rispetto nei confronti del prossimo.



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categoria:cronaca, religione e società
05/05/2008
Ho ricevuto oggi una e-mail dal Comitato Precari Invisibili di Messina, di cui incollo il testo, senza aggiungere alcun commento:

"
CHI SIAMO: Siamo lavoratori precari con mansione di "Ausiliario Socio Sanitario Specializzato operante nei servizi Socio-Assistenxiali" impegnati nella sanità pubblica e dal 1991 ricopriamo i posti vacanti in pianta organica presso l’A.O.U. Policlinico di Messina e in tutte le altre Aziende Sanitarie messinesi.

Noi siamo invisibili perchè non siamo tutelati da nessuno, ti chiediamo di visitare il nostro blog:  precariinvisibilimessina.myblog.it, vai in lettere e ti fai una tua opinione su tutta la vicenda degli Ausiliari del Policlinico, leggi attentamente la lettera inviata all'on. Forgione e anche quelle inviate ad altri. Gli Ausiliari danneggiati da questa vicenda siamo noi, ci hanno tolto il nostro diritto al lavoro per favorire i loro amici, vogliono far credere che loro sono stati danneggiati ma non è così. La loro forza è l'omertà, noi siamo nel giusto, noi chiediamo un diritto al lavoro per tutti, abbiamo 800 posti scoperti in pianta organica presso le Aziende Sanitarie di Messina e chiediamo di ricoprirli tutti, senza discriminazioni fra precari, ma la Cgil di Messina non è d'accordo non ti sembra strano? Che interesse hanno i Sindacati e i Politici specialmente Di SINITRA  a non ricoprire questi posti?Anche noi vorremmo essere VISIBILI e lavoratori di serie AAAA".

Per maggiori informazioni, cliccate qui.


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categoria:politica, attualità
05/05/2008


Oggi voglio mettere da parte la politica, l'attualità e la cronaca, perché semplicemente mi va di scrivere su ciò che rende la vita di un uomo tutta un fremito. Non faccio riferimento alla banconota da 500 euro ed alla Ferrari ma al motore che muove il sole e le altre stelle, che ha la capacità di occupare la mente con un solo pensiero, non concedendo agli altri alcun posto, perché sarebbe uno spreco. Di fronte all'Amore, infatti, non si può fare altro che lasciarsi travolgere, a prescindere dall'esito, dal tempo e dallo spazio. Non esiste tra l'altro per il sentimento il passato ed il futuro, ma esclusivamente l'attimo ed esorta l'amante all'impossibile e ad allontanare il cuore dalla ragione. E basta poco per infiammarlo, per dargli il ricordo della sorgente da cui attengere l'acqua per dissetarsi avidamente, anche dopo mesi e mesi di distanza; bastano due ore, la condivisione della stessa porzione d'aria ed un sorriso. Ed il cuore non ne vuole sapere nulla di tutto ciò che potrebbe limitare la sua volontà: è egoista ed assolutista, un tyrannus ex defectu tituli. Ciò perché, raggiunta la felicità, non ce la fa a starne senza, istaurando con essa un rapporto morboso di dipendenza. E come gli si può dare torto: mi annoia l'esistenza priva di sentimento, essendo come avere tra gli scaffali della propria stanza il libro più bello mai scritto dall'uomo e non sfogliato per pigrizia.  E poi, se voi doveste ricevere un regalo, messo da parte dopo averlo aperto, senza usarlo, non offendereste colui che ve lo ha donato con affetto? La vita, infatti, è un regalo da godere amando, altrimenti è mera sopravvivenza.

Concludo questo post con la riproposizione di un mio semplice componimento poetico in lingua siciliana, già pubblicato il 2 ottobre qui, dove in esso volli condensare la bellezza della comparsa dell'Amore.

'Nto U' Munti
accuminciò 'st'amuri novu:
Idda m'abbrazzò, mi vasò
e immiscati 'a natura
nasciu 'a spiranza

di viviri 'na storia ricca
di filicità, di ggioia, d'arduri:
vuliri beni è 'a cchiù bedda cosa 'ru munnu.
E io te vogghiu bene assai.
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categoria:la mia vita, cronaca
04/05/2008


Stamattina ho visitato la mostra estemporanea,
I Colori dell'Anima, organizzata dall'associazione MafiaContro, di cui oggi sono diventato socio ordinario. L'evento artistico è stato realizzato per rispondere ai murales con l'effigie del boss Matteo Messina Denaro ed hanno deciso di partecipare molti pittori siciliani, tra i quali menziono Rosalia Bono, Lorenza Laudicina, Aurelio Di Carlo, Gianni Castronovo, Claudio Pezzillo, Nino Sancarlo, Giuseppe Marchese e Pietro Tarantino. In relazione alla mostra, ho realizzato il seguente foto-documentario, concludendo volutamente la rassegna con le fotografie di alcune vittime di cosa nostra.

Ho scelto come sottofondo la colonna sonora del celebre film di Roberto Benigni, La Vita è Bella, cantata da Noa, perché chi ha dato la vita per lottare contro la mafia, lo ha fatto per donare alla Sicilia il bene fondamentale della serenità.



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categoria:attualità, quotidianità, palermo ieri e oggi
04/05/2008


Alle ore 15 a San Siro ci sarà uno dei derby più interessanti degli ultimi tempi. La Beneamata può in un sol colpo, battere il Milan, vincere lo scudetto (il terzo di fila) ed impedire di fatto ai "cugini" di andare in Champion's League. Tutto ciò con il Meazza con più tifosi rossoneri che nerazzurri, visto che giocano "in casa". Meraviglioso.

Io già non sto più nella pelle e sto conservando la voce per sfogarla nei novanta minuti e soprattutto dopo il triplice fischio dell'arbitro. Il campionato non poteva offrire migliore epilogo di questo. Naturalmente il touching balls è d'obbligo e non ho deciso di scrivere tale post per ottimismo, bensì per fede... io credo che alle 17 meno qualche minuto ci sarà il momento del numero 16... un altro campionato così e quelli del Milan la finiranno finalmente di fare gli sboroni...

Prima di andare a letto, riporto una frase del mitico avvocato Peppino Prisco: "L'Inter è stata fondata da soci dissidenti del Milan. Ecco dove si può arrivare, pur essendo partiti dal niente".

Aggiornamento, 4 maggio 2008 (17.36): Milan batte Inter 2 a 1. Vittoria meritata per i rossoneri, perché gli sono stati concessi 60 minuti di piena libertà, durante i quali quasi tutti i giocatori nerazzurri hanno fatto le belle statuine, primo tra tutti l'inguardabile Patrick Vieira, che ha letteralmente regalato il secondo goal a Kakà. Roberto Mancini ha toppato la formazione, puntando chiaramente ad un gioco difensivo: Suazo e Balotelli, una volta entrati, hanno fatto capire che le cose potevano andare diversamente. A proposito dell'allenatore di Jesi, durante le pause pubblicitarie di Mediaset Premium, si è spesso visto Mourinho... L'Inter, dunque, ha aperto lo svincolo al Milan per entrare nell'autostrada, tutta dritta, che condurrà i rossoneri alla qualificazione in Champion's League, grazie anche alla concomitante sconfitta viola. Domenica prossima a San Siro ci sarà il Siena, che oggi si è conquistato la salvezza, battendo la Juventus. Dovrebbe essere una passerella... il match-point di oggi è finito abbondantemente out.
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categoria:calcio
03/05/2008
Così come avviene ogni inizio mese, ho appena finito di realizzare il foto-documentario con le cartoline d'epoca della collezione di Giuseppe Romano e con altre immagini, pubblicate ad aprile su Palermo.Blogolandia.It. Niente di che dal punto di vista tecnico, spero di avere anche stavolta realizzato l'obiettivo, cioé muovere la nostalgia nei confronti di una Palermo che non c'è più, tolta di mezzo dall'abuso edilizio mafioso, ed esortare al rinnovamento, ponendolo al di fuori dell'ambito della speranza. Se vi va, potete vedere le puntate precedenti, sfogliando questa pagina.



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categoria:storia, palermo ieri e oggi
02/05/2008


Al termine del corteo del Primo Maggio di Torino, in piazza San Carlo, alcuni giovani dei centri sociali hanno dato alle fiamme due bandiere israeliane ed una americana, protestando così contro la decisione di designare Israele come Paese ospite della Fiera del Libro, che aprirà i battenti fra sei giorni.


Questa è una notizia che rende ancora più piacente la batosta della sinistra estrema alle scorse elezioni politiche nazionali, dalle quali è scaturita la scomparsa della Falce e del Martello dal Parlamento, giacché gente così non merita di avere alcun rappresentante. Mi dispiace per il popolo della sinistra che non ha il quid della violenza e dell'arroganza intellettuale, però questa lezione ci voleva. Così come ha ben detto Pierferdinando Casini, "Bruciare le bandiere di Israele è un atto di oltraggio non solo a quel popolo, alla sua storia e alle sue sofferenze ma all’intera civiltà occidentale, quindi anche a noi stessi".

E sono stati sempre i giovani dei centri sociali a contestare Fausto Bertinotti, per il fatto che andrà alla Fiera del Libro, come comunicato dal portavoce del politico. Da ciò ne deriva che quei centri andrebbero chiusi, perché sono luoghi in cui si concentrano una massa di idioti, che ritengono che l'idea sia assolutamente difendibile con la spraga, con il danno, con la superbia, con l'oltraggio: rappresentano il tumore maligno della democrazia. L'antisemitismo di questi centri sociali, inoltre, è paradossalmente fascista.

Io sto con Israele, non solo perché nel mio sangue c'è anche quello ebraico. Ma sto altresì con il desiderio di democrazia palestinese. Non sono estremista, non brucio le bandiere di alcun Paese, anche se ce ne sarebbe qualcuna che lo meriterebbe, tipo quella cinese (comunista), ma questo è un altro discorso. L'articolo 21 della Costituzione è sacro, però ciò non significa che taluni debbano confondere la libertà con la licenza, in quanto la prima esclude atteggiamenti abominevoli come quello dei centro sociali. Vogliamo un Paese moderno, figlio del nuovo vento che sta attraversando l'Europa? Allora cominciamo con l'estirpazione delle erbe cattive, mettendo al primo posto la difesa dell'idea della democrazia e del rispetto del principio di maggioranza, nonché dei valori, storici e morali, che stanno alla base della nostra società.
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categoria:politica
01/05/2008
Ho voglia di devastare qualche luogo comune, dettato dal buonismo. Si suole ammirare  un ragazzo che studia e che lavora sia per permettersi gli studi che per campare; che risparmia su tutto per pagarsi la rata della macchina di terza mano, perché di certo non può permettersene una nuova; che prende di petto il presente, così da spremerlo il più possibile per ricavare qualche goccia di speranza per il futuro. Tale giovane, che non è il tradizionale figlio di papà, è considerato un homo novus, uno che di certo farà strada, perché i sacrifici alla lunga daranno i risultati che gli spettano. E via con gli elogi, con il considerarlo un modello, ecc. Ma al ragazzo ammirato non gliene frega un tubo di tutto questo e avrebbe voluto nascere in una famiglia benestante; avere il guardaroba pieno di vestiti, così da perdere tempo a scegliere un capo anziché l'altro, piuttosto che disperarsi una volta aperto l'armadio; guidare una macchina appena uscita dalla concessionaria, acquistata grazie ai soldi del papino; laurearsi in dieci anni, prendendosela comoda, tanto alle tasse ci pensano i genitori, con la consapevolezza che dopo si apriranno i portoni degli studi o delle aziende più proficue del Paese, perché è il figlio di ..., amico di...; Evitiamo, infatti, i buonismi. Viviamo in una società egoista, in cui la vita non è più concepita come una esistenza bensì come una risorsa e la colpa non sta né a destra né a sinistra; non c'entrano nulla né Silvio Berlusconi né Walter Veltroni. I rei sono gli stessi soggetti che calcano i palcoscenici della quotidianità: l'apparenza è un fine, l'essere è una perdita di tempo, inutile. Non ci sono ideali che danno nutrimento ai valori; il livello della virtù è direttamente proporzionale alla disponibilità di utilizzo del denaro; la scarpa Hogan è un discriminante. C'è la tendenza a sentirsi più uguali degli altri e alla rassegnazione olistica dell'immobilità delle cose: è la società che plasma l'uomo e non viceversa. Abbiamo la morbosa curiosità d'intrometterci nella vita altrui, soprattutto senza dare l'impressione di farlo, perché godiamo della possibilità di assistere ad uno spettacolo esistenziale che sia controllabile e se potessimo, vorremmo modificarlo, trasformandoci in Deus Ex Machina. Tendiamo alla divinità antropomorfica. Una delle conseguenze di questa degenerazione della società contemporanea è l'incapacità di lottare, perché gli uomini, per natura, hanno in sé il quid della ribellione, che si trasmoda in rivoluzione quando si convoglia il bene individuale in quello comune. E la rivoluzione non deve essere per forza comunista, quando si fa riferimento alla politica, però ci sono taluni che non vogliono comprendere che il manicheismo post-bellico è finito da un pezzo. Rivoluzione, ad esempio, potrebbe essere quella che porrebbe termine al disagio giovanile, di cui tutti parlano ma nessuno fa concretamente nulla: il precariato. Sì, ci ritorno brevemente ancora una volta, perché è il mio chiodo fisso. Lo è in quanto il precario non è più soltanto colui che non ha un lavoro stabile ma è uno stato d'animo, una condizione di vita. E' un ostacolo alla fede nei confronti della possibilità di un futuro differente, ponendo in essere l'errore che l'attimo successivo sarà identico a quello che stiamo vivendo: non c'è più la sensazione dello scorrimento dinamico del fiume e dell'impossibilità di toccare per due volte, nel medesimo spazio e tempo, la stessa porzione d'acqua. Il precariato è un incidente che cristallizza l'esistenza del giovane, rendendola una massa inerte al cambiamento. Siamo, ad esempio, con le parole, tutti pronti a combinare casini: incatenamenti ai cancelli, manifestazioni cruente con lo scopo di immobilizzare la viabilità cittadina per tanto tempo, vertenze, lettere e controlettere da inviare al Presidente della Repubblica. Ma non diamo seguito a nulla di tutto questo ed abbiamo sempre bisogno dell'altro che, a livello macrosociale, sono rappresentati dal politico e dal sindacalista. Non siamo, infatti, capaci di fare qualcosa da soli, appropriandoci direttamente dei due sistemi. Siamo solo chiacchere e distintivo. Ed è per questo che il giovane-studente-lavoratore, per giunta precario, non se ne fa nulla degli elogi in virtù della sua volontà di cercare di andare avanti in qualche modo. Sa di presa per i fondelli.
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categoria:politica, attualità, quotidianità
01/05/2008


Ed eccoci al Primo Maggio, festa dei lavoratori, un rosso nel calendario che più rosso non si può, coincidente con San Giuseppe Artigiano. Con questo giorno si vuole celebrare la solidarietà operaia, che condusse al 1866 alla conquista del diritto all'orario di lavoro quotidiano fissato in 8 ore. Ma anche oggi c'è gente che lavora. Naturalmente sono al loro posto coloro che devono assicurare i servizi fondamentali, però non hanno il giorno libero anche altre categorie di lavoratori, come gli operatori call-center. Io, ad esempio, assisterò i clienti di Libero Infostrada dalle 16 alle 21, perché bisogna assicurare il servizio sempre e comunque, giacché l'internauta non può stare senza internet neanche un giorno, anche se i guasti non possono essere lavorati, perché i tecnici sono in vacanza. Ma non mi lamento: meglio lavorare anche nei giorni di feste che non lavorare proprio, perché le molecole d'aria non si possono trasformare in denaro, necessario per dare alla cucina il proprio senso essenziale. Naturalmente sono al loro posto anche altri lavoratori: i Mc Donald's, ad esempio, sono aperti perché non si può negare un hamburger all'altro lavoratore che, invece, oggi si riposa. Certo è che se davvero si volesse festeggiare questa data per quello che è, i lavoratori riposanti dovrebbero avere solidarietà nei confronti dei lavoratori lavoranti. Non si chiama il 155, il 190, il 133, il 119, non si va da Mc Donald's, non si va al Carrefour (facendo la spesa il giorno prima), ecc. Ma, come ben si sa, in Italia si pensa esclusivamente al proprio microcosmo: tutto il mondo che interessa è quello racchiuso tra le quattro mura domestiche. Alle aziende, di certo, non si può rimproverare il fatto che il Primo Maggio sia in molti settori lavorativo (e si potrebbe fare un analogo discorso per gli altri giorni rossi del calendario: Natale, Pasqua, Ferragosto, ecc.). Esse hanno il mercato che li costringe a comportarsi in questo modo, perché se il Mc Donald's del Politeama, che si trova al centro di Palermo, è aperto, perché Spinnato, che gli sta accanto, deve rimanere chiuso? Poi c'è di mezzo anche l'industria del tempo libero: più gente è libera, più profitti ci sono da cogliere. Di conseguenza, oggi lavorano gli adetti ai cinema ed alle palestre, ad esempio. E non dimentichiamoci nemmeno dei personali dei pub, dei ristoranti, delle pizzerie, delle discoteche... Caspita, bisogna assicurare il divertimento altrui nel giorno della festa del lavoro! Beh, la chiudo qui. Buon Primo Maggio a tutti... io vado... a lavorare.
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categoria:politica, attualità, quotidianità
30/04/2008


Una delle prime azioni di destra che l'esecutivo berlusconiano dovrebbe porre in essere è la proposizione della sanzione della castrazione chimica per chi si macchia del reato di abuso sessuale sulle donne e sui bambini. Non si può, ad esempio, rimanere semplicemente sgomenti di fronte all'ennesima notizia di oggi, che proviene dalla mia città, prontamente pubblicata qui sull'urban blog. E' accaduto, infatti, che 3 fratellini, tutti al di sotto dei 10 anni, sono stati vittime dei giochi sessuali di 4 adulti, tra cui c'è anche la loro madre. Gli abusi avvenivano in un appartamento della zona del mercato di Ballarò, dove si coinvolgevano i bimbi anche nel classico gioco della bottiglia: a conclusione del suo giro, la bottiglia indicava chi doveva subire la violenza sessuale. Terribile. I fratellini, inoltre, erano costretti a fumare le canne e a vedere i film pornografici. Spaventoso. Cosa fare, dunque, a questi orchi se non la peggiore pena possibile? Per gli uomini ci vorrebbe la castrazione chimica permanente, per le donne la sterilizzazione in maniera tale che non mettano più al mondo bambini nei confronti dei quali perpetrare la loro deformità mentale. Queste sanzioni, che avrebbero un carattere assolutamente afflittivo, fungerebbero più da punizione che da deterrente, in quanto ritengo che alla base degli abusi sessuali ci siano delle deficienze dell'intelletto che non possono però essere giustificate ma circoscritte e limitate. E' inaccettabile, infatti, che i pedofili e gli stupratori possano essere tranquillamente in libertà, definiti "predatori di vittime innocenti" dal presidente francese Sarkozy. Egli è convinto che "il crimine sessuale dovrà in primo luogo scontare intermanente la sua pena. Al termine della detenzione sarà esaminato da una commissione medica. Se i sanitari lo riterranno ancora pericoloso, il criminale sessuale dovrà andare nell'ospedale chiuso per farsi curare", cioé per sottoporsi alla castrazione chimica. Il primo ospedale per pedofili sarà aperto a Lione nel 2009. In Italia, tra i politici pubblicamente favorevoli alla castrazione chimica, ricordo Alessandra Mussolini, Antonio Di Pietro e Roberto Calderoli.
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categoria:politica, cronaca, palermo ieri e oggi
30/04/2008
Ho deciso di pubblicare anche qui un post che ho scritto per Palermo.Blogolandia.It, il cui tema è notevolmente scottante:

"In seguito ad una segnalazione da parte di una lettrice, che preferisce restare anonima, cerchiamo di raccontare una storia, la quale può essere più delicata del previsto. C’è un uomo, che chiameremo S., nato nel 1965 a Palermo, che all’età di due anni e mezzo fu condotto all’orfanotrofio di Baida dalle autorità competenti, perché pare che la madre biologica avesse deciso di vendere lui e sua sorella ad una coppia americana. La donna fu arrestata, così come raccontò a S. la madre adottiva. L’orfanotrofio di Baida, un ricovero per le ragazze madri, era gestito da una certa Mamma Apollonia.

S. ora cerca di saperne di più sulla sua permanenza in quel luogo ma non è riuscito a scoprire assolutamente nulla. Ha chiesto informazioni presso tutti gli orfanotrofi palermitani e moltissimi gli hanno risposto con la solita solfa: “Non so nulla“; “Non so dove sei stato“; “Non posso dirle nulla“. Utilizzando internet, S. ha scovato il gruppo su Msn dei “figli adottivi e genitori naturali“, grazie al quale ha beccato due persone che sono state in quell’istituto, entrambe convinte fermamente che lì accadeva qualcosa di molto strano e soprattutto illecito. Una di loro si è pure recata nei locali di quel rifugio, accorgendosi che erano sotto sequestro; ha affermato che lì c’era un mercato di bambini. Ha rivelato, infatti, di essere sicuro che il fratello è stato venduto il giorno dopo la nascita, così com’è successo anche alla sorella di S.

S. ha provato a chiedere informazioni presso l’anagrafe del Comune per ottenere il certificato di nascita integrale ma gli è stato sostenuto che serve un permesso speciale del Tribunale, da cui, interpellato, ha avuto come risposta che non esiste più alcun visto da richiedere, in quanto la legge è decaduta diversi anni fa: il cane che si morde la coda.

Tramite il web, sostenendo l’appello di S. e di altri, abbiamo deciso, dunque, di cercare di ottenere informazioni in merito a quel ricovero per le ragazze madri. Per chi sa qualcosa su questa faccenda, può lasciare un commento qui o inviare una e-mail a walter.gianno@email.it".

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categoria:attualità, palermo ieri e oggi
30/04/2008


Renato Schifani
è il nuovo Presidente del Senato della Repubblica. La nomina è arrivata al primo turno, dando così subito una nettissima prova di forza della nuova maggioranza parlamentare in quella Camera in cui l'esecutivo di Romano Prodi ci ha lasciato le penne (e ricordo che Franco Marini fu eletto alla terza votazione con tre voti in più del quorum previsto). Ciò che innanzitutto tengo a sottolineare è che Schifani è palermitano e la sua elezione alla seconda carica istituzionale più importante dello Stato è un motivo d'orgoglio per tutto il capoluogo siciliano, nonché un fattore di speranza più concreta della concentrazione dell'attenzione del prossimo esecutivo di Silvio Berlusconi sulla Sicilia. E le piacevoli sorprese potrebbero non finire qui, visto che si attende un ruolo degno di nota anche per Gianfranco Micciché e Angelino Alfano. Il primo dovrebbe essere il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per il Sud ed il Cipe (Comitato Interministeriale Programmazione Economica); al secondo potrebbe andare il Ministero alla Funzione Pubblica. Staremo a vedere; intanto ci godiamo l'elezione di Renato Schifani.

Domani, invece, sarà il turno di Gianfranco Fini, che sarà eletto alla Presidenza della Camera dei Deputati, sottolineando così sempre di più il protagonismo della destra nella nuova scena politica italiana, che coincide con il suicidio della sinistra estrema, aiutato dal Partito Democratico di Walter Veltroni, capace di fare in una manciata di mesi ciò che ha tentato inutilmente di fare la Cia in sessant'anni, cioé la scomparsa della falce e martello dal Parlamento. Non solo, attraverso la candidatura di Francesco Rutelli alla poltrona di sindaco di Roma, il leader del PD è riuscito pure a donare alla capitale il primo sindaco di destra dai tempi della caduta del fascismo: roba da Guinness dei Primati! Premettendo che i panni sporchi si lavano a casa, però il Partito Democratico dovrebbe discutere qualcosina circa la leadership, avendo decisamente toppato e non soltanto per i meriti del centrodestra ed i demeriti della DisUnione nella scorsa e breve legislatura. Problemi loro, comunque. Il Popolo della Libertà ha quelli del Paese.
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28/04/2008


Gianni Alemanno
è il nuovo sindaco di Roma e la sua vittoria suggella quella del Popolo della Libertà a livello nazionale, avendo sconfitto nettamente Francesco Rutelli
, candidato del Partito Democratico, il cui leader è il sindaco uscente: Walter Veltroni. Gli sconfitti hanno dato la colpa al tema della sicurezza, soprattutto alla luce dello stupro di qualche giorno fa, che sarebbe stato strumentalizzato dalla destra. La verità sta nel fatto che l'Italia ha dimostrato di non poterne più del centrosinistra e di quello che (non) ha combinato nella legislatura neanche biennale di Romano Prodi, di cui Francesco Rutelli ne era il vicepresidente. La vittoria di Alemanno è stata schiacciante e Silvio Berlusconi ha commentato semplicemente con l'affermare di essere strafelice, mentre Gianfranco Fini ha dichiarato che sta vivendo di certo la vittoria più bella. L'Italia, dunque, è un Paese con un chiaro orientamento politico, in cui il divario con l'altra faccia della medaglia è così ampio da garantire la stabilità necessaria per affrontare un periodo che si preannuncia difficilissimo a livello economico. Ciò non significa, comunque, che bisogna mettere da parte il Partito Democratico, seppur già in crisi esistenziale, perché l'opposizione ha il diritto di essere interpellata attivamente e di collaborare per il bene comune, dando così dimostrazione di essere un Paese davvero moderno, pur con tutto il rispetto del principio di maggioranza, elemento essenziale della democrazia. Quest'ulteriore successo dà all'imminente legislatura una responsabilità senza alibi: bisogna riformare ciò che è cristallizzato e puntare alla risoluzione dei problemi fondamentali, soddisfacendo la domanda dei cittadini, guardando in faccia la realtà, senza promettere miracoli, ma facendoli. Ci sono tutti i mezzi per dare una svolta al Paese, giacché il nord, il centro ed il sud parlano la stessa lingua e con la medesima forza. Noi sì che possiamo.
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28/04/2008


Da bambino, a chi mi chiedeva qual era la donna più bella del mondo, io rispondevo senza pensarci due volte, dichiarando solennemente un solo nome ed un solo cognome: Marilyn Monroe. Sapevo che era morta da molto tempo, ed in relazione all'attrice americana di certo non avevo alcun desiderio sessuale, però la concepivo come l'individuazione concreta della bellezza. Se alla televisione trasmettevano un film su di lei, io stavo immobile davanti allo schermo per ammirarla, e la preferivo di gran lunga ai cartoni animati, al pane con la nutella ed alle partite a calcio con gli amici. Nel corso degli anni, naturalmente, ci fu l'approfondimento della sua vita e soprattutto di tutto ciò che caratterizza il mistero attorno alla sua morte, però non me ne sono mai fatto un assillo e Marilyn continua ad essere la donna più bella del mondo ed è in seguito a ciò che vi confesso di avere un debole incredibile per le bionde. E mi sa che andrà a finire che mi sposerò una mora...

Ora, Carlo Croccolo ha dichiarato di avere avuto una storia d'amore proprio con Norma Jean Baker ed "era pazzamente innamorato di lei, solo che stare con lei era un inferno e io, alla fine sono fuggito". Nonostante ciò, comunque, ha vissuto un sogno e magari ha pensato di rivelarlo al mondo, in quanto gli 81 anni l'avranno spinto ad analizzare la sua lunga ed intensa vita. Ha detto che "Lei era stupenda, ma aveva un po' di cellulite". Di certo il doppiatore di Totò non ci avrà fatto così tanto caso, anche perché la vera bellezza non è quella perfettibile ma è quella che conquista il desiderio di un uomo così com'è, senza ritocchi.

Jean de La Bruyère
, ad esempio, scrisse che la bellezza è qualcosa di più reale e di più indipendente dal gusto e dall'opinione. La bellezza, infatti, non è imponibile ma è naturale, perché l'uomo non giudica bella la donna che vuole apparire bella, bensì quella che lo è davvero e capita addirittura spesso che le belle non si ritengano tali, affermando che lo sono esclusivamente le altre ed è una missione impossibile convincerle! La bellezza, inoltre, è ineffabile: non si può descrivere ma si evince e basta. E' inconfutabile. C'è uno, ad esempio, che può sostenere davvero che Marilyn Monroe non sia stata una bellissima donna? Non si può mentire ai propri occhi e non si può soffocare il piacere estetico della bellezza, che fugge dal materialismo e s'insinua nel metafisico, giacché qui non si tratta di mera attrazione sessuale, bensì di superba contemplazione.

Ed a proposito, infine, di Andy Warhol e dei recenti murales palermitani, è questo quello che di gran lunga avrei preferito vedere su qualche parete:


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