
Domani è il 25 aprile, giorno della celebrazione della liberazione dal nazifascismo. In primo luogo, non sono d’accordo con i ragazzi di estrema destra di Forza Nuova che in molte città italiane manifestano contro la festa di domani, perché la considerano come un simbolo dell’odio anti-fascista. Ritengo, infatti, che il fascismo sia da condannare come tutte le dittature che impediscono l’esercizio della democrazia e delle libertà fondamentali e soprattutto condanno a Benito Mussolini l’alleanza militare con Adolf Hitler, il nazista che condusse il mondo poco più di 60 anni fa ad una guerra cruenta e sanguinosa e portò anche alla morte milioni di ebrei (senza dimenticare il genocidio degli zingari, dei Testimoni di Geova, degli omosessuali, dei dissidenti poltici, dei portatori di handicap fisici e psichici). Ora, il 25 aprile 1945 fu un giorno storicamente fondamentale per la nostra Repubblica, ma si dovrebbe celebrare compiutamente e non con spirito di parte. Non ci sto, infatti, a pensare alla festa di domani come una festa esclusivamente partigiana e filocomunista, perché la Resistenza è stata fatta anche da uomini che non hanno mai accolto il pensiero della falce e martello, da cristiani e da laici che hanno combattuto per la libertà e non sotto il vessillo della bandiera rossa. E’ una festa in cui bisognerebbe ricordare l’apporto fondamentale degli Alleati, specie degli Americani, poiché senza di loro la Resistenza avrebbe fatto davvero poco contro l’esercito nazista, logicamente più equipaggiato meccanicamente e strategicamente. E bisognerebbe commemorare altresì anche tutti quegli italiani morti, perché stavano dall’altra parte. Però, molti di sinistra non vogliono pensare al suddetto apporto e ritengono (mettendo al bando la verità storica) che la liberazione dal nazifascismo sia stata soltanto opera dei partigiani, sminuendo il sangue versato dai soldati degli Alleati. E’ chiaro che, in questo contesto di pensiero, la festa della liberazione è divenuta più che una celebrazione che dovrebbe unire la nazione, una commemorazione politica di parte, di colore rosso, che fa tutt’uno con il Primo Maggio, per cui chi sta a destra è messo da parte, considerato come elemento dell’altra sponda...
- author: WG
- category: storia
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